Nemico Silente


L’altro giorno il padre di un mio amico si è sentito male ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale: la presenza di un elevatissimo valore della glicemia, pari a circa 600 mg/dl, l’avrebbe portato a rischio della vita stessa se i medici non gli avessero somministrato delle iniezioni di insulina per ripristinare i valori della glicemia entro i regimi.

Questo drammatico avvenimento mi ha fatto riflettere parecchio e ha riportato inevitabilmente la mia attenzione verso quello che dovrebbe essere la consapevolezza alimentare presente in ogni individuo.

Pur essendo molteplici le cause in grado di scatenare una simile reazione, sicuramente l’asse ormonale svolge un ruolo fondamentale nella gestione della glicemia e, come visto nei precedenti articoli: un dolce inganno pt.1 e pt.2, l’insulino-resistenza è la causa biochimica che mette in moto tutta una serie di processi che lentamente ci portano a sviluppare malattie che rientrano nella così detta categoria della sindrome metabolica. 

I dati sulla situazione attuale sono allarmanti: http://www.expo2015.org/magazine/it/lifestyle/diabete–tutti-i-numeri-in-italia-e-nel-mondo.html

Ma cerchiamo di comprendere meglio cosa porta a tutto ciò.

COS’E’ L’ INSULINO-RESISTENZA?

Per spiegarlo è fondamentale partire dal comportamento biochimico della cellula; ovviamente cercherò di fornire una breve e sintetica spiegazione in modo che possa essere fruibile anche per i non “esperti” in materia.

Ogni cellula presente nel nostro organismo, possiede una membrana cellulare (rivestimento plasmatico costituito da fosfolipidi) sulla quale sono presenti dei recettori cellulari, ossia delle proteine in grado di legare e trasportare alla cellula stessa le sostanze nutritive di cui necessita per vivere e riprodursi.

In pratica più una sostanza nutritiva è rara e più questi recettori vengono portati in superficie e resi più sensibili, in modo da poterla captare ed immagazzinare nella cellula, diversamente, più una sostanza è abbondante e meno recettori troveremo sulla superficie della membrana cellulare; questo fenomeno è anche conosciuto col nome di up-down regulation.

Per questo motivo quando immettiamo dei carboidrati (zuccheri) nel sangue, il nostro pancreas inizia a produrre insulina, in modo da regolare i livelli glicemici.

IN CHE MODO?

Trasportando nelle cellule muscolari ed adipose dei recettori (chiamati GLUT-4), che andranno a legare l’eccesso di glucosio. Questo meccanismo funziona alla perfezione sempre (ricordiamo che il nostro organismo è una macchina perfetta), ma solo se non esageriamo; in quest’ultimo caso infatti se continuiamo ad ingerire zuccheri in eccesso i recettori Glut-4 notando la presenza continua di questo nutriente, smettono di trasferirsi sulla superficie della membrana, di conseguenza i livelli di glicemia tendono a rimanere alti e il pancreas è costretto a produrre più insulina per abbassare la glicemia (resistenza-insulinica), fino a perdere la sua capacità di regolare la glicemia, dove in pratica si assiste ad un collasso di questo meccanismo e si scatena il diabete tipo 2.

Essendo la membrana cellulare costituita da fosfolipidi, il glucosio (che ricordo essere idrofilo, ossia si scioglie in acqua) necessita assolutamente dei recettori Glut-4 per poter entrare nella cellula: in presenza di elevati livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue, questo scampio non può avvenire, per questo motivo oltre agli zuccheri serve porre maggior attenzione anche ai grassi, che in questo caso risultano comunque collegati all’insulino-resistenza.

COME COMPORTARSI?

Dunque abbiamo visto che in presenza di elevati livelli di zuccheri e grassi inneschiamo le perfette condizioni per sviluppare problematiche di natura metabolica, che sicuramente ci porteranno ad ingrassare… Ora, se rifletti bene carboidrati alti e grassi alti rivestono la condizione meglio nota col termine di surplus energetico, ossia kcal in eccesso.

Nel caso in cui si decidesse di cercare una reale soluzione a partire dalla propria alimentazione, la prima regola generale da seguire, anche se il nostro corpo non è un calorimetro, ma, come visto, segue determinate risposte ormonali, è quello di evitare assolutamente di incorrere in una condizione di surplus energetico costante!

Questi due macronutrienti (carbo e grassi), non a caso, sono le fonti principali da cui il nostro corpo attinge per produrre energia: in uno stato di buona salute, a riposo vengono bruciati grassi, mentre subito dopo un pasto completo vengono bruciati prevalentemente i carboidrati, determinando così un oscillazione tra quelli che vengono comunemente definiti metabolismo dei grassi e metabolismo dei carboidrati; questa alternanza prende il nome di flessibilità metabolica.

Nei soggetti insulino-resistenti, questa flessibilità in pratica viene invertita.

Nel caso in cui invece non si volesse modificare la propria alimentazione, l’esercizio fisico diventa l’unica “medicina” in grado di migliorare la propria sensibilità insulinica.

Quando parlo di esercizio fisico, intendo un lavoro intenso e direttamente proporzionale alle capacita della persona, in grado di sviluppare un considerevole dispendio energetico, che si tradurrebbe in un consumo delle scorte energetiche cellulari e quindi in un “riposizionamento” dei recettori Glut-4 direttamente sulle membrane cellulari, ripristinando l’affinità col glucosio.

Per lavoro intenso, chiaramente non intendo la camminata a velocità costante o la corsetta sempre a velocità costante e nemmeno la corsa di 45′ o anche la mezza maratona di 20 km…

Da questo punto di vista, considerando quanto appena detto, avrebbe molto più senso un lavoro anaerobico in palestra o corpo libero o tutt’al più le classiche ripetute di scatti.

In questo caso, viste le competenze acquisite in materia di allenamento ad alta intensità, mi riserverò di scrivere un articolo dedicato proprio a questo argomento, con dei consigli di carattere generale.

 

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