Il giudizio è la parte meno interessante dell’ascolto


Ricollegandomi al precedente articolo che sicuramente avrai letto, oggi ho deciso di trattare un argomento che rientra in quello che ritengo sia il benessere mentale a cui ogni individuo dovrebbe aspirare.  Ma non solo, se pratichi arti marziali o anche sport da combattimento, potresti trovare un valido aiuto in quello che rappresenta l’approccio mentale ottimale nella pratica della tua disciplina, soprattutto se gareggi a livello agonistico!

 

Il tema che ho deciso di affrontare è quello relativo al giudizio.

Lo so, potremmo discuterne per ore, giorni e anche mesi, in quanto è un argomento che interessa moltissimi ambiti: dal lavoro, alla vita di coppia, familiare o più genericamente vita sociale, ma anche e soprattutto a livello personale.
L’intento sarà quello di mostrarti una modalità di osservazione diversa da quelle comuni, in modo da poterti indicare un strada percorribile, in grado di liberarti dai vari condizionamenti legati al giudizio stesso.

 

Ma cos’è il giudizio?

Secondo la definizione letterale, la parola giudizio è un sostantivo maschile che indica l’attribuzione di un oggetto a una categoria espressa mediante rapporto di due concetti; o anche la capacità individuale di valutare o definire. Più semplicemente potremmo definire il giudizio come una sorta di paragone che effettuiamo quando cerchiamo di esprimere un punto di vista.

 

Solitamente, quando giudichiamo una cosa, evento o persona, in qualche modo entriamo in connessione con quel qualcosa che abbiamo giudicato, ossia si crea una sorta di legame (positivo e negativo non importa) tra le due parti, cioè tra giudicatore e giudicato, che condiziona la nostra atmosfera mentale (vedi “Il pensiero”).
Questo, a mio avviso, risulta essere un aspetto condizionante verso noi stessi, che spesso ci limita nell’esercitare la nostra libertà su come agire per esempio in una determinata situazione….
Addirittura risentiamo (sentiamo-ancora) del giudizio altrui: pareri, credenze, ecc che risuonano, appunto, nella nostra mente e che condizionano ogni nostra scelta.

Capita spesso che molte persone che hanno deciso di andare “contro-corrente”, diciamo contro quelle che sono le abitudini sociali comuni, contro il parere dei famigliari e delle persone più vicine, riguardo una determinata scelta, come per esempio il lancio di un progetto indipendente, o trasferirsi all’estero e lasciare tutto o licenziarsi per avviare un’attività autonoma, si ritrovano, nel tempo, ad aver fatto la scelta giusta, semplicemente per il fatto che hanno abbandonato il giudizio esterno e sono rimasti concentrati solo ed esclusivamente sui loro sogni!

Se ci pensi bene, anche sul ring avviene qualcosa di simile: valutiamo (autogiudizio) come impossibile o non alla nostra altezza una situazione, quando invece basterebbe semplicemente crederci e buttarsi per manifestarla istantaneamente!

 

Ovviamente non voglio affermare che ci si debba “buttare” senza le dovute valutazioni, ma ritengo che ogni decisione debba esser presa in maniera del tutto priva di condizionamenti sia esterni che interni e spesso limitanti.

L’essere umano cresce sviluppando caratteristiche ed abilità mentali particolari, ma sempre con una spiccata predisposizione al giudizio verso moltissime cose/situazioni/persone.
In questo caso, il problema non deriva semplicemente dall’aver espresso un giudizio verso qualcuno, ma più precisamente dal pensiero di giudizio formulato, quindi un qualcosa che noi stessi generiamo e che, appropriandocene, inconsciamente la nostra attenzione vi si deposita sopra, limitandone così l’osservazione al solo aspetto che viene giudicato o più correttamente “attenzionato” .

 

Faccio un esempio più chiaro.

Se conosco una persona che “ a pelle” non mi è simpatica, spesso, in automatico mi creo un’immagine mentale, che risponda a delle ipotesi riguardo quella persona stessa, che derivano dalle informazioni visive che raccolgo osservandola (immagine appunto); bene, se queste informazioni non soddisfano o si discostano molto dagli standard che ho in memoria, facilmente potrei classificare (quindi giudicare) questa persona in maniera negativa, pur non conoscendola, in quanto viene ritenuta non conforme a “miei” parametri… Questo andrebbe a limitare tantissimo la visione della realtà, portandomi a “pensare male”  (condizionamento) e a non desiderare alcun tipo di relazione con quel tipo di persona.
Poi come spesso accade, grazie al verificarsi di avvenimenti “imprevisti” (nulla avviene per caso!), si scopre che tra le due persone c’è del feeling e, magari, nasce anche un’amicizia: qui la dimostrazione di come ogni tipo di giudizio sia limitante e spesso fuorviante.

 

Se osserviamo la realtà per come essa si mostra ai nostri occhi, ogni cosa esiste in virtù del suo opposto: esiste il bello perché c’è il brutto, esiste l’alto perché c’è il basso, ecc…

 

Proprio da questa divisione nasce il giudizio!

 

Questa affermazione può apparire banale in sé, tuttavia per quanto semplice e banale è assolutamente logica ed è la conferma di come appare la realtà stessa.
Ogni cosa può essere osservata solo per metà, ossia poter vedere un qualcosa che nella sua interezza risulti sia bello sia brutto allo stesso tempo è praticamente impossibile per la mente umana. Faccio un esempio più semplice: una moneta con la testa stampata su un lato e croce sull’altro non può essere vista nello stesso istante da ambedue i lati. Tuttavia dovete convenire con me che sia la testa che la croce esistono in virtù del fatto che esista la moneta stessa!

 

Infatti, già nel 1924 i matematici Stefan Banach e Alfred Tarski, attraverso il loro “paradosso di Banach-Tarski”, dimostrarono come utilizzando una sfera in uno spazio tri-dimensionale, nel momento in cui questa viene suddivisa in un insieme finito di pezzi non misurabili, utilizzando solo rotazioni e traslazioni, si possano riassemblare i vari pezzi in modo da ottenere due sfero dello stesso raggio della sfera originale!

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Questo mostra e dimostra chiaramente quanto affermato poco fa, offrendo una chiara e semplice spiegazione sul funzionamento di quella che è la nostra attenzione.
Giudicare se un automobile possa soddisfare le nostre necessità o aspettative può essere utile a veicolarne la scelta stessa, ma è semplicemente fine a se stessa; diversamente giudicarne impossibile l’acquisto è un atto di limitazione verso una nostra capacità ben più grande…

 

In definitiva cercare o quanto meno fare il possibile per distaccarsi da ogni forma di giudizio è il primo passo che un individuo possa fare verso il raggiungimento dei propri sogni e per esprimere il meglio delle nostre capacità tecnico-tattiche nelle forme marziali: una mente libera e sgombra non conosce limiti!

 

Rendersi conto di questi aspetti attraverso una semplice introspezione sul funzionamento dei processi mentali è un lavoro non da tutti o per meglio dire: è per tutti ma non per tutti!

 

L’argomento in questo caso è stato trattato in maniera sintetica e sicuramente ancora lontano da moltissimi altri aspetti che lo completano, ma questo post vuole essere un semplice punto di partenza tale da poter stimolare un lavoro personale ed interiore ben più profondo su cui, eventualmente, condividerne esperienze volte al manifestare la libertà interiore di ognuno di noi.

 

Del resto già qualche migliaio di anni fa un grande Uomo disse:
“Non giudicare, se non vuoi esser giudicato.”

 

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